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Porsche vende Bugatti per un miliardo

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Porsche ha completato la vendita delle proprie partecipazioni in Bugatti Rimac e in Rimac Group a metà settembre 2026, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni regolamentari. Gli accordi erano stati sottoscritti il 24 aprile con un consorzio guidato da HOF Capital, società d’investimento con sede a New York.

La transazione genera per Porsche AG proventi complessivi pari a circa un miliardo di euro. Di questa somma, 250 milioni saranno destinati a rafforzare la copertura degli obblighi pensionistici del gruppo. Al netto di questo impiego, l’operazione libera quindi circa 750 milioni di euro, prima degli altri effetti contabili e finanziari legati alla cessione.

Porsche ha venduto il suo 45% in Bugatti Rimac

Porsche non possedeva direttamente il 100% ma il 45% di Bugatti Rimac, la joint venture costituita nel 2021 per controllare e sviluppare Bugatti, mentre il restante 55% era ed è ancora detenuto da Rimac Group.

Porsche possedeva inoltre il 20,6% di Rimac Group. Con l’operazione, il costruttore tedesco ha ceduto entrambe le partecipazioni: quella diretta in Bugatti Rimac e quella nella capogruppo croata. Rimac Group resta quindi l’azionista di controllo di Bugatti Rimac, mentre il consorzio guidato da HOF Capital rileva il 45% precedentemente detenuto da Porsche.

HOF Capital diventa il nuovo partner finanziario

Il consorzio acquirente comprende HOF Capital, BlueFive Capital, indicata quale principale investitore del veicolo, e altri investitori istituzionali provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa. Secondo le informazioni diffuse alla chiusura dell’operazione, HOF Capital arriva a detenere il 23,5% di Rimac Group, diventandone il maggiore azionista finanziario, e ottiene tre rappresentanti nei consigli di sorveglianza di Rimac Group e Bugatti Rimac. Mate Rimac mantiene comunque una posizione centrale sia nell’azionariato sia nella guida industriale del gruppo.

Si chiude il capitolo Volkswagen iniziato nel 1998

La cessione conclude di fatto una fase durata quasi tre decenni. Volkswagen aveva acquistato i diritti sul nome Bugatti nell’aprile del 1998, sotto la presidenza di Ferdinand Piëch, avviando il rilancio del marchio e il recupero della storica sede di Molsheim.

Da quel progetto nacquero prima la Veyron, poi la Chiron e le successive hypercar derivate. Nel 2021 Volkswagen riorganizzò il controllo della casa francese attraverso Bugatti Rimac: Rimac Group ottenne il 55% della joint venture, mentre Porsche, controllata dal gruppo Volkswagen, mantenne il restante 45%. Con la vendita del 2026 viene meno l’ultimo legame proprietario diretto tra Bugatti e il gruppo tedesco.

Mate Rimac assume un controllo operativo ancora più diretto

Il nuovo assetto azionario è accompagnato da una revisione della governance. Mate Rimac, già amministratore delegato di Bugatti Rimac, assume anche la presidenza di Bugatti Automobiles.

Christophe Piochon lascia gli incarichi di presidente di Bugatti Automobiles e chief operating officer di Bugatti Rimac. Marko Brkljačić, già chief operating officer di Rimac Technology, è destinato a entrare nel vertice di Bugatti Rimac con la responsabilità operativa, mentre Hendrik Malinowski dovrebbe diventare chief commercial officer del marchio.

La nuova struttura concentra quindi maggiormente la direzione strategica e industriale nelle mani di Mate Rimac, con HOF Capital come partner finanziario di lungo periodo.

Porsche torna a concentrarsi sul proprio core business

La vendita rientra nel più ampio programma di riallineamento strategico di Porsche. Il nuovo amministratore delegato Michael Leiters ha indicato il ritorno al core business automobilistico tra le priorità del gruppo, insieme alla riduzione della complessità, al controllo dei costi e a una gestione più selettiva del capitale.

Dopo aver annunciato la cessione delle partecipazioni in Bugatti Rimac, Porsche ha deciso di interrompere anche le attività di Cellforce Group, Porsche eBike Performance e Cetitec, con un impatto su oltre 500 posti di lavoro. Successivamente ha raggiunto un accordo per vendere a Tata Consultancy Services anche la società di consulenza informatica MHP. Le operazioni indicano una strategia coerente: liberare capitale e risorse manageriali dalle attività ritenute meno centrali per sostenere prodotti, marchio e rete industriale Porsche.

L’operazione rafforza la cassa

La partecipazione in Bugatti Rimac era iscritta tra le società collegate per un valore netto di circa 411 milioni di euro. A fronte di proventi per circa un miliardo, gli analisti stimano quindi una plusvalenza da cessione nell’ordine di 600 milioni, destinata a confluire nel risultato finanziario e non nell’utile operativo.

Il principale beneficio immediato riguarda la generazione di cassa. Grazie alle vendite, Porsche ha alzato la guidance per il 2026 sulla marginalità del net cash flow automotive al 5,5-7,5%, rispetto al precedente intervallo del 3-5%.

La società ha invece lasciato invariato l’obiettivo di margine operativo, sempre compreso tra il 5,5% e il 7,5%. La differenza è importante: la cessione non migliora la redditività industriale derivante dalla vendita delle automobili, ma genera un’entrata finanziaria straordinaria e una plusvalenza collocata al di sotto del risultato operativo.

Porsche
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Una boccata d’ossigeno durante la ristrutturazione

Il rafforzamento della liquidità arriva dopo un 2025 particolarmente difficile. Porsche aveva chiuso l’esercizio con 36,27 miliardi di euro di ricavi, un risultato operativo di appena 413 milioni e un margine dell’1,1%, anche per effetto di circa 3,9 miliardi di oneri straordinari legati al riallineamento strategico, alle attività nelle batterie e ai dazi statunitensi.

Nel primo semestre 2026 la redditività è tornata a migliorare: i ricavi sono stati pari a 17,23 miliardi, l’utile operativo è salito da 1,01 a 1,35 miliardi e il margine operativo è aumentato dal 5,5% al 7,8%. Il net cash flow automotive aveva già raggiunto circa un miliardo di euro, ma le consegne erano diminuite del 16,5%. La cessione di Bugatti Rimac rafforza quindi una ripresa finanziaria, ancora accompagnata da volumi deboli e da costi di ristrutturazione.

Per Bugatti il piano industriale non si ferma

Bugatti Destrier, esemplare unico. Foto: Bugatti Automobiles S.A.S | Elettronauti.it

Il cambio di azionariato avviene mentre Bugatti entra nella fase finale di sviluppo della Tourbillon, la prima hypercar del marchio costruita attorno a un sistema ibrido composto da un motore V16 aspirato e tre propulsori elettrici, per una potenza complessiva dichiarata di 1.800 cavalli.

A luglio Bugatti ha inoltre inaugurato a Molsheim La Manufacture, il nuovo impianto destinato alla produzione della Tourbillon. La struttura misura 3.245 metri quadrati e consentirà al marchio di aumentare la capacità produttiva fino a 200 veicoli all’anno, mantenendo le fasi finali di assemblaggio artigianale nello storico Atelier.

La vendita chiude un’era, ma apre una fase di maggiore autonomia

Per Porsche, l’uscita da Bugatti Rimac è soprattutto un’operazione di allocazione del capitale. Il gruppo rinuncia a un asset prestigioso e tecnologicamente avanzato, ma non centrale per la propria gamma, ottenendo liquidità da utilizzare durante una complessa ristrutturazione.

Per Bugatti, la transazione elimina invece un livello azionario riconducibile a Volkswagen e rafforza la capacità di Mate Rimac di definire direttamente la strategia, gli investimenti e i prodotti. La presenza di HOF Capital e degli altri investitori istituzionali dovrà fornire il capitale necessario per accompagnare una produzione ancora molto limitata, ma caratterizzata da elevati investimenti tecnologici e da prezzi unitari eccezionali. Il progetto industriale (Tourbillon, nuova fabbrica e aumento della capacità)  entra proprio ora nella sua fase più concreta.





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Fonte

Emanuele Oggioni

Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.